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Collezione fondi oro - Chiostri di Sant'Eustorgio
Chiostri di Sant'Eustorgio un luogo di storia e di preghiera
Chiostri di Sant'Eustorgio un luogo di storia e di preghiera

Collezione fondi oro

Vero e proprio unicum nel panorama dei musei milanesi, la collezione dei Fondi Oro è stata donata al Museo dal giurista milanese Alberto Crespi ed è stata allestita dall’architetto Giovanni Quadrio Curzio.  Le tavole, importante esempio di intento collezionistico unitario, riflettono lo spirito colto del collezionismo lombardo, da sempre aperto non solo alla produzione artistica locale, ma in questo caso soprattutto ad  altre scuole.

Le quarantuno opere, eseguite tra Trecento e Quattrocento per lo più in ambito toscano e umbro, ma non solo, riflettono i momenti fondamentali dello sviluppo della pittura italiana, con riferimento specifico a soggetti sacri. Fra gli artisti principali i fiorentini Bernardo Daddi Nardo di Cione, Agnolo Gaddi, di formazione giottesca,Gherardo Starnina, figura emblematica del tardogotico a Firenze e i senesi Taddeo di Bartolo e Sano di Pietro, oltre ai veneti Paolo Veneziano e Lazzaro Bastiano.

Crocifissione - Nardo di Cione
Attivo a Firenze dal 1346/48 al 1365/1366 Tempera su tavola, cm 106 x 48,5 La tavola, con cornice moderna, era in origine la parte centrale di un tabernacolo oppure la cuspide di un polittico: la sintesi di concentrazione espressiva e formale del dipinto permette di riferirla alla fase iniziale della maturità di Nardo di Cione, attivo a Firenze nella seconda metà del Trecento. Evidente è l’influenza di Maso di Banco, riscontrabile nei volumi compatti e semplificati delle due figure dolenti, ed è inoltre ravvisabile un’eco dell’elegante ritmo narrativo delle opere di Bernardo Daddi.
Sant’Ambrogio - Pittore lombardo
Attivo i primi due decenni del XV secolo Tempera su tavola, 117,2 x 69,2 La tavola con Sant’Ambrogio è parte di una serie di 4 pannelli, simili per dimensioni, stile e punzonature, che costituivano gli scomparti laterali di un polittico smembrato. La presenza di Ambrogio, raffigurato in abito vescovile con il flagello simbolo della lotta contro gli ariani, farebbe pensare alla provenienza da una chiesa della Diocesi milanese. L’intento di caratterizzare individualmente il volto, i valori lineari degli orli delle vesti, l’allungamento della figura e l’eleganza tardogotica rimandano all’eclettico clima lombardo del primo Quattrocento. In linea con la tradizione lombarda è anche la punzonatura sul fondo, con un motivo a losanghe che inquadra corolle di fiori stilizzati.
Madonna dell’umiltà incoronata da due angeli - Gherardo Starnina
Firenze seconda metà del XIV secolo - ante 1413 Tempera su tavola, 117,2 x 69,2 La tavola, databile intorno alla metà del primo decennio del XV secolo e destinata ad ornare il pilastro di una chiesa o l’altare di una cappella gentilizia, rappresenta la “Regina Humilitatis”, rara variante del tema della Madonna dell’Umiltà: alla tradizionale raffigurazione della Vergine seduta a terra, il pittore ha infatti aggiunto le figure due angeli in volo che la incoronano. Il Bambino, che afferra il velo della madre e si succhia il dito, conferisce all’immagine un tono di domestica intimità e anche i gesti dei due esili angeli in volo, che reggono la veste perché non sia loro d’impaccio, cala il dipinto in un’atmosfera di quotidianità.
Santa Cecilia - Bernardo Daddi
Attivo a Firenze dal 1320 circa al 1348 Tempera su tavola, cm 89,5 x 49,5 La tavola faceva sicuramente parte di un polittico eseguito intorno al quarto decennio del XIV secolo per la cappella dei Santi Bartolomeo e Lorenzo della chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine. Racchiusa in una cornice moderna, la Santa Cecilia è rivolta verso destra, con un mantello grigio azzurro dai risvolti gialli che risaltano sulla veste rosa, mentre nella mano destra tiene la lunga e affusolata palma del martirio. All’immagine della santa, ritagliata sul fondo oro da un nitido disegno di contorno, l’artista conferisce un aspetto di raffinata eleganza: il volto dall’espressione gentile è delicatamente modellato e cinto da una ghirlanda di fiori rossi e bianchi.
Santa Caterina d’Alessandria - Lazzaro Bastiani
Venezia 1430 circa – 1512 Tempera su tavola, 32,1 x 28,7 La tavoletta, insieme al San Gerolamo con una monaca della stessa collezione, faceva parte con ogni probabilità di un paliotto, purtroppo difficile da ricostruire. Santa Caterina, con un abito di broccato ed un ampio mantello, con la ruota e la palma del martirio è raffigurata in una loggia con sottili pilastrini poggianti su un parapetto in muratura; alle sue spalle si sviluppa un paesaggio su sfondo dorato con una collina e un albero in mezzo alla pianura. La condotta pittorica è molto precisa e caratterizzata da una vibrante freschezza; l’arcaicizzante fondo oro ben si armonizza con notazioni naturalistiche di sapore belliniano nella descrizione del paesaggio. L’opera è databile alla seconda metà del settimo decennio del Quattrocento.